giovedì 25 agosto 2016

Solidarietà "all'amatriciana"


All'indomani dell'ennesima tragedia – forse prevedibile, evitabile, limitabile, riducibile, non so – ho rilevato che molte persone hanno sfruttato il momento per mettersi in mostra.
Non è grave come saccheggiare le rovine, o speculare sulle ricostruzioni e sui palinsenti TV, d'accordo, ma come principio non vi si discosta molto: sempre di una sorta di sciacallaggio si tratta.
Analizziamo.

Partendo dal presupposto che se ti è crollata la casa in testa non pensi e non puoi pubblicare su un socialnetwork, capisco il post istintivo dettato dalla paura immediata e dal bisogno di sapere se i tuoi amici e i tuoi cari stanno tutti bene (ma basterebbe una telefonata, ove possibile), oppure quelli che richiedono o forniscono informazioni e consigli.

Tutti gli altri sono stati una inutile occupazione di spazio utile.

Alla fine non siamo molto diversi da Bruno Vespa che, dopo una clamorosa gaffe sui "pochi morti", interrompe l'unico intervento giustamente "polemico" di una sua ospite per lasciare spazio ad una inutile e fintamente incazzata carrellata sui terremoti del '900…

PS: Sulla raccolta fondi con i piatti di "amatriciana": va benissimo la solidarietà popolare spontanea, un po' meno che a farsene fregio siano personalità pubbliche e/o istituzionali che hanno a disposizione ben altri strumenti per aiutare chi ha perso tutto.

Un pensiero alle vittime e ai loro cari

2 commenti:

Carlo Gambescia ha detto...

Concordo. Un abbraccio!

Carlo Pompei ha detto...

Grazie, non dubitavo ;)