sabato 12 novembre 2016

L'abito fa il monaco?
Ius soli for dummies


L'abito non è il vestito, ma l'habitus, cioè l'abitudine, ovvero il modo di comportarsi in funzione delle proprie peculiarità/possibilità e delle risorse cui si ha accesso.
Queste, poi, sono influenzate:
- in positivo da intelligenza, talento, esperienza maturata e messa a frutto, nonché dalla coesione sociale, come vedremo più avanti;
- in negativo, ma non sempre, da classe sociale, ambiente circostante, sia geografico che umano, provenienza.
Vediamo.
L'habitus è analizzato nella teoria del sociologo Pierre Bourdieu, che lo definisce: 
«un sistema di schemi percettivi, di pensiero e di azione acquisiti in maniera duratura e generati da condizioni oggettive, ma che tendono a persistere – e questo può essere un problema, n.d.a. – anche dopo il mutamento di queste condizioni».
L'habitus, pertanto, genera azioni che sono proprie di un gruppo o classe di appartenenza: 
«L'habitus non è dunque né universale, né specifico a un individuo».
Sempre secondo Bourdieu, infatti, 
«l'habitus è fattore della riproduzione sociale e culturale»
quindi localizzato e, poiché determina "regolarità" – che, per intrinseca natura, sono prevedibili – queste possono essere utilizzate da alcuni a danno di avversari o a beneficio di alleati.
In ogni caso influenzano la vita della comunità, sia in attivo che in passivo.

L'abito fà il monaco, quindi?
Sì e no, dipende dal contesto, se coerente e non "coatto" da e con il "vestito" indossato.
In conclusione, ogni popolazione ha il governante che merita, mentre un Popolo che ha il medesimo habitus – a prescindere dal colore della pelle (etnìa tout court), ma non dalle proprie abitudini, cioè culti, necessità, desideri e bisogni – può definirsi tale ed aspirare ad avere un "rappresentante che rappresenti" tutti e non soltanto se stesso come "dominus, sed etiam unicum".

Esclusivamente su quel terreno (humus ed estensione territoriale) potrà attecchire la vera democrazia, ma è molto, troppo, difficile che ciò avvenga.

Chi afferma che una convivenza "coatta" sia possibile, racconta una favola nella quale è il primo a non credere, ma nella quale deve far credere altri per proprie esigenze.

2 commenti:

Carlo Gambescia ha detto...

Eccellente. Abbraccio!

Carlo Pompei ha detto...

Grazie!

Conferme sempre ben accette ;)