domenica 16 luglio 2017

Sotto la banca la capra crepa…



Premessa

Questo post non ha lo scopo o la pretesa di sostituirsi a testi economici, ma è soltanto un excursus su circa quarant'anni (e oltre) di storia scritto da un profano della materia.
L'unica velleità è quella di cercare di divulgare con linguaggio semplice una realtà troppo spesso mascherata o raccontata con terminologia tecnico-finanziaria incomprensibile ai più. 

Prologo

L'indebolimento dell'Italia inizia negli anni '70 del secolo scorso.
Problemi di natura ideologica sembravano avere la meglio su questioni sociali.
Anche se strumenti come la Scala mobile servivano a riequilibrare il potere d'acquisto, essi attivavano contestualmente una spirale inflazionistica senza sbocchi. 
Un vicolo cieco destinato all'implosione, un cane che si morde la coda.
In quei tempi, opposti estremismi e strategia della tensione occupavano le aperture di giornali e telegiornali, relegando l'economia come argomento noioso in chiusura o in rubrica accessoria.

Antefatto

Negli USA, nel 1972, Henry Kissinger, politico ebreo repubblicano di origine tedesca, vara il NWO (Nuovo Ordine Mondiale), che non è – come vorrebbero i complottisti più sfegatati – un'idea a largo raggio di dominio mondiale (anche se poi, nei fatti, lo diventa: i soldi muovono il mondo), ma è esclusivamente un piano per regolamentare quello che già da qualche anno veniva chiamato "consumismo".
Attenzione a questo punto: regolamentare, non contenere.
Curiosità: l'anno successivo, Kissinger, viene insignito del Premio Nobel per la Pace.

In Italia o meglio, in Vaticano, qualche anno prima, venne introdotto il concetto di "paternità responsabile" con il Concilio Vaticano II, una sorta di programma anticoncezionale autorizzato dalla Chiesa con un giro di parole sulla procreazione legittima.
Il referendum sull'aborto completò il quadro.
Il calo demografico che ne conseguì portò a quel fenomeno tristemente noto come "invecchiamento della popolazione" con mancati nuovi ingressi nel mondo del lavoro e con conseguente incremento dei costi – mai compensati – scaturiti dal pagamento delle pensioni e per la sanità. 
Una popolazione inattiva e/o anziana e/o malata ha costi superiori di quelli che ha una giovane e/o sana e/o produttiva.
Lo capisce anche un cretino.

Si giunse quindi a crescita demografica zero nel 1980 circa, mentre il risparmio calò dal 25% al 4%.
È a questo punto che fanno la loro comparsa i prodotti derivati, pura invenzione bancaria per compensare la mancanza di denaro liquido da prestare, essendosi drasticamente ridotto il risparmio di oltre 6 volte nel giro di pochissimo tempo.

Ma non soltanto le banche vanno "in sofferenza" per mancanza di liquidità, anche la macchina statale avverte il colpo registrando meno introiti da tassazione (gettito fiscale): meno lavoratori = meno contribuenti, nel mentre le imposte crescono nel giro di dieci anni circa dal 25% al 53% sui fatturati.
Con l'aumento della "pressione ficale" arriva la prevedibile evasione, un fatto fisiologico (Luigi Einaudi docet: “La frode fiscale non potrà essere davvero considerata alla stregua degli altri reati finché le leggi tributarie rimarranno vessatorie e pesantissime e finché le sottili arti della frode rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le esorbitanze del fisco”), quindi di sopravvivenza, ma anche – di nuovo – un cane che si morde la coda.

Le piccole e medie imprese, dopo aver licenziato, dissanguate, alla fine chiudono i battenti.
Le grandi sopravvivono, anche grazie a prestiti e cassa integrazione (altro cancro, gli ammortizzatori sociali non sono redistribuiti equamente).
Infatti, nel frattempo, si utilizza un altro escamotage che fa comodo a chi quelle tasse non le vuole pagare: la delocalizzazione delle industrie in nazioni con aliquote di tassazione di molto inferiori a quelle italiane.
Apparentemente sembra una cosa positiva: dimezzando i costi di produzione, il potere d'acquisto raddoppia, almeno in parte, almeno in teoria.
Ma in realtà, oltre a creare schiavi all'estero, in Italia inizia il processo di deindustrializzazione e la disoccupazione aumenta vertiginosamente.
Inoltre lo spostamento della tassazione in paradisi fiscali contribuisce a diminuire gli introiti da gettito fiscale, cifre importanti a sei zeri, altro che scontrini non battuti dai negozianti strozzati dal Fisco.

Pertanto, occorre rigenerare l'indotto produttivo sul suolo italiano: non è "protezionismo" (lo stesso del quale viene accusato Trump), sarebbe semplicemente un rimpatrio delle risorse.
E non va fatto con le facilitazioni alle imprese straniere – cinesi in testa – ma a quelle italiane: gli stranieri non reinvestono qui, vi è una corposa fuga di capitali, sia verso l'est europeo, che altrove.
Con zero investimenti, mano d'opera e impiego spariscono.
Pure questo lo capisce anche un cretino.

L'Europa che non volevamo

Ed arriviamo agli anni '90, gli effetti di questo disastro politico-economico ancora non si avvertono a livello di media borghesia – abbiamo ancora la LIRA e un discreto potere di acquisto – ma già hanno mietuto vittime tra i meno abbienti.
Siamo da poco usciti da Tangentopoli, altra "perla" di distrazione di massa.
Craxi, tra l'altro, ammoniva chi manifestava facili entusiasmi per la moneta unica: lui sapeva perché.

Politici degni di tale nome avrebbero dovuto prevedere che il PIL nazionale gestito dallo Stato non poteva essere trasferito in una gestione sovranazionale, mancando accordi politici – ancorché economici – per una meglio codificata gestione europea.
In quegli anni, il Credito Italiano ridotto a un quarto del potenziale economico fu letteralmente divorato da Mediobanca (Mediocredito e ultimamente riaccorpato in Unicredit), ma non conserva nulla dei principi del "credito", semmai gestisce i debiti e li rivende a finanziarie terze le quali ci lucrano ulteriormente sopra.
Telecom Italia, finita in mano agli stranieri, ha seguito medesima sorte, è passata di mano più volte senza mai un reinvestimento del capitale con conseguente esposizione bancaria pericolosissima.
Il reinvestimento era ovviamente impossibile per mancanza di liquidità, non essendoci utili, ma soltanto dividendi per i creditori e per i manager con buonuscite miliardarie.

Una banca privata in regime statale con moneta sovrana aveva possibilità di influenzare gli andamenti finanziari statali per lo 0,6%, oggi copre il 90%: se salta la banca, salta tutto, non c'è impresa che tenga.

E veniamo a Romano Prodi (consigliato da Giuliano Amato).
1992: occorre firmare il Trattato di Maastricht: per attuare l'unione scellerata bisogna ridurre il deficit dal 7% al 3%, parametro imposto.
Quindi viene pensato un risanamento del 4% realizzato così: 
  • - 2% = nuovo aumento della tassazione;
  • - 1,3% = abbattimento dei tassi sul debito pubblico dal 10% al 4% (meno inflazione pubblica compensata da tasse private, con pagatore di ultima istanza già latitante);
  • - 0,7% = tagli scriteriati e indiscriminati a ricerca e università.
Non soltanto la Grecia ha truccato i conti, oppure siamo riusciti nell'impresa, peraltro folle?
Contestualmente inizia l'associazionismo umanitario delle onlus: dona un euro con gli SMS a chi ne ha bisogno, insomma.

L'euro in realtà ha soltanto sei anni di vita "utile", dal 2002 al 2008, dopo è morto, ma sono bastati a distruggere le microeconomie di chi ha contratto mutui e prestiti in quegli anni: chi sapeva ha comprato in lire e rivenduto in euro, come fanno abitualmente gli speculatori di Borsa.
Soltanto che qui si trattava di imprese e di abitazioni, di famiglie, non di trader senza scrupoli.


Ma perché tutto questo?
Il rapporto Euro-Dollaro

Negli anni 2000, l'America spacció una crescita economica del 32% a fronte di un aumento del PIL di soli 4 punti percentuali, ovvero la crescita annua moltiplicata per 8 anni: non funziona così, il valore percentuale è assoluto e non va spalmato nel tempo.
La bolla economica che ne conseguí, pari al 28% di plusvalenza sul debito pubblico (americano), venne compensata dal pagatore federale di ultima istanza
– ovvero nazionalizzando il debito privato maturato con i mutui subprime – con inflazione programmata (pompaggio di dollari) dalla Federal Reserve supportata da Goldman Sachs, che, però determinó il fallimento degli anelli più deboli, ovvero Lehman Brothers e dei suoi investitori principalmente sui derivati, tra i quali figuravano Stati europei ed asiatici, alcuni preventivamente scippati della sovranità monetaria.

Un giochetto già provato nel 1929, quando il crack di Wall Street buttò in mezzo alla strada milioni di americani, ma che in Europa ebbe scarso riverbero, con ripercussioni assolutamente contenibili.
Sì, avete capito bene, ci provavano da 70 anni. 

Gli Stati europei facenti parte della UE non erano tutelati da medesima struttura monetaria federale USA, ma soltanto nominale, ovvero il pagatore di ultima istanza nazionale era stato sostituito dal "prestatore" di ultima istanza, e in tale veste privata iniziò a conteggiare gli interessi sulla moneta pompata sul mercato, non più sulla base di un PIL nazionale accreditato, ma su una stima delle potenzialità del medesimo, il famigerato spread degli istituti di Rating, ovvero il differenziale tra i PIL nazionali espressi in buoni del Tesoro o equivalenti titoli.
Stime ovviamente sottostimate e presunte su stock, options, futures, bond ed altra immondizia finanziaria virtuale.

La spartizione del bottino

Quindi arriviamo al golpe ai danni del governo Berlusconi nel 2011, l'avvento di Mario Monti alla Presidenza del Consiglio e di Mario Draghi alla Presidenza BCE servono a spianare la strada al Fiscal Compact, un patto che vincola le Nazioni a rispettare regole per il contenimento del disavanzo pubblico, la riduzione del debito e il conseguimento del pareggio di bilancio.
Sempre per rimanere nei famigerati parametri di Maastricht, ma senza avere gli strumenti per farlo, sarebbe come se vi chiedessero di andare a piedi sulla Luna. 
Se non ci riuscite (e non ci riuscirete) è inutile che torniate a casa, l'hanno venduta a qualche sciacallo.

Il resto è Storia, anzi, crisi

Ci viene in mente Winston Churchill nel suo celebre aforisma: “Una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico”.
Crisi irrisolvibile, quindi, senza una politica monetaria intelligente, lo capisce anche un… no, un cretino, no, non lo capisce, infatti ne abbiamo votati tanti, specialmente nell'ultimo periodo.
Dopo aver dato in precedenza la nostra preferenza elettorale a squali della finanza, non a statisti.

2 commenti:

Carlo Gambescia ha detto...

Ottimo. Ho rilanciato il pezzo sulla mia pagina Fb

Carlo Pompei ha detto...

Grazie!