martedì 17 maggio 2016

Noi, vecchi grafici e dintorni

"Boby" (design: Joe Colombo©)
Anni fa, quando eravamo ottimisti, il personal computer (il pc, fa ridere, no?) veniva chiamato elaboratore elettronico.
In pochi già usavamo il MAC, ma, come l'aerografo – che era uno strumento per grafici bravi, non un pennello personalizzato di Photoshop – bisognava saperlo usare.
Quando acquistavi un manuale cartaceo di lettering, un libro sull'editoria o un portfolio di un grafico noto, sognavi di lavorare nel suo studio, a fianco dei suoi più fidati collaboratori.
Quando un disegno o un layout non dovevi "salvarli", ma erano fogli da riporre tra due cartoncini neri in attesa dell'idea per essere ultimati. 
Idea che, puntualmente, arrivava di notte e, per non svegliare nessuno, non dovevi far rumore nel trascinare il "Boby" con taglierini, squadre, compassi, curvilinee, goniometri e rapidograph.
Quando riconoscevi per grammatura e grana uno Schoeller da un Bristol o un Bindakote al solo tatto.
Quando la grafica era per pochi e veniva considerata un lavoro da retribuire adeguatamente e non un "hobby per nerd" sfaccendati.


I primi 4 numeri di Applicando, rivista del mondo MAC (1983)

Poteva andare peggio, ma anche molto meglio...

E mentre si disegnava, la radio era sempre accesa, magari con
http://m.youtube.com/watch?v=hBoRH-nApBI

2 commenti:

Carlo Gambescia ha detto...

Bellissimo "amarcord" professionale. Con qualcosa di più, dentro. Chiamala se vuoi, creatività. :-) Un abbraccio!

Carlo Pompei ha detto...

Grazie Carlo, nostalgia di tempi nei quali la professionalità era apprezzata