lunedì 19 giugno 2017

Democrazia spicciola


Un famoso detto recità così: "Le società sono belle in numero dispari inferiore a tre".
Un modo contorto per affermare che si sta meglio da soli che male accompagnati, specialmente in affari.
Prendiamo spunto per parlare di convenienze e convivenze.
Due persone riescono a mettersi d'accordo quasi sempre, poiché conviene ad entrambe giungere al "metà per uno".
Se non ci riescono, generalmente non esistono altre soluzioni in percentuale: Caino uccide Abele e si prende tutto.
Nelle società complesse, ma già partendo dal caso più semplice di esse, ovvero quello che contempla tre persone, le cose sono più difficili da sistemare.
Innanzitutto perché 100% non è divisibile per tre e quindi – concesso il 33% ad ognuno – avanzerà 1% indivisibile (non consideriamo decimali e periodici), ma assegnabile.
Poi perché il singolo può prendere soltanto un terzo a fronte dei due terzi lasciati agli altri.
E poi perché gli altri due, associandosi, potrebbero coalizzarsi contro di lui e farlo fuori.
Tralasciando i numeri pari, che non consentono la certezza della scelta, poichè prevedono un pareggio in eventuale diatriba, analizziamo il fattore 5.
In una società con cinque soci non avanza nulla, ognuno ha il 20% e le possibilità di alleanza si differenziano in maniera diremo "più democratica", cioè con più combinazioni.
Sembrerebbe una soluzione: più aumentano i soci (e 100 rimane numero divisibile per essi), più si garantisce democrazia, ovvero pari diritti.
Ma non è così: quando ci accorgiamo che 100% sarà divisibile per numero dispari soltanto quando arriviamo a 25 soci, ognuno con quote al 4%, giungiamo alla conclusione che soltanto particolari e rarissime configurazioni consentono democrazia, ovvero equa ripartizione.
Ci si avvicina di nuovo nel caso che contempla 33 soci con 3% di quota ognuno, ma avanza sempre quell'1% che ora si è fatto più pericoloso di prima: un socio al 4% contro 32 al 3% è molto più influente rispetto al socio con il 34% contro due al 33% della società a tre soci.
È vero, ci sono sempre le alleanze, ma più c'è suddivisione di consenso, più è difficile gestirle: la situazione italiana del centrodestra ne è un esempio lampante.
Vediamo.
Quando, i soci diventano milioni, la loro quota percentuale è così irrilevante da render necessaria la rappresentatività, e qui si ricomincia con i conteggi, ma dando luogo al primo controsenso o paradosso democratico, ovvero non è la totalità a decidere, ma la rappresentanza della maggioranza, la quale deciderà per tutti: per chi è d'accordo e per chi non lo è.
La democrazia è molto in voga e ben voluta, ma in realtà nasconde una volontà di sopraffazione sulle minoranze che di democratico non ha proprio nulla.
In definitiva, quella che chiamiamo democrazia, ovvero potere al popolo, non è altro che potere alle maggioranze, ma già Aristotele ne aveva parlato qualche anno prima dei moderni sostenitori delle forme di governo attuali.
Ubi maior, minor cessat, sia si tratti di cariche, sia dei rappresentati.
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Di quale cibo si nutre questo nostro Cesare?
Buona notte. E buona fortuna.
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2 commenti:

Carlo Gambescia ha detto...

Ottimo articolo. Alla democrazia, in particolare quella rappresentativa (destra, sinistra, centro, anche interno ai partiti concorrenti) si può estendere l'argomentazione di Simmel sul rapporto triadico, che genera in continuazione alleanze del tipo 2 contro 1. E così via, per rovesciamenti (tu dirai "adescamenti"...). Sulla questione della sopraffazione delle minoranze (parlo sempre della democrazia rappresentativa), alla quale tu accenni, bisogna distinguere tra il momento della discussione e del voto in Parlamento, e quello successivo della decisione da implementare sul piano del Governo e della maggioranza che lo sostiene. Una volta che si è discusso e votato "democraticamente", si va avanti, eccetera, eccetera. Altrimenti è assemblearismo... La clausola di salvaguardia della minoranza è nella possibilità che alle elezioni successive, grazie al voto degli elettori, insoddisfatti dall'operato della precedente maggioranza, potrà trasformarsi in maggioranza eccetera, eccetera. Il ricambio, insomma, nelle democrazia rappresentativa, come tu ben sai, sostituisce ai proiettili la scheda. Qui è la differenza tra democrazia e dittatura. Ecco perché il sistema elettorale è importante. "Metafisicizzare" la democrazia, idealizzarla insomma sovraccaricandola sul piano politico di aspettative welfariste, o peggio ancora demagogiche, può essere molto pericoloso: meno si governa, meno Parlamenti e Governi (minoranze e maggioranze), per dirla pane al pane..., combinano guai: perché dovendo occuparsi di meno cose possono essere più efficienti. Lasciar fare, lasciar passare, ecco la regola aurea... :-)

Carlo Pompei ha detto...

Grazie per il tuo esauriente commento chiarificatore del mio post, a tratti, per alcuni, forse un po' criptico.
La democrazia spiegata al popolo, per una volta ci siamo scambiati i ruoli ;)