mercoledì 14 giugno 2017

Eguaglianza ed equità


L'immagine a corredo di questo post mette in risalto la possibilità di equiparare i diritti delle persone tramite infrastrutture.
Nell'immagine centrale vediamo una soluzione ottimale, mentre nelle altre due vediamo situazioni che generano rabbia verso chi non ha bisogno di aiuti (ma li sfrutta) e solidarietà verso chi ne avrebbe bisogno (ma non ne dispone).
Potrebbe essere aggiunta una quarta situazione dove i soggetti A e B si scambiano di posto, equiparando la propria posizione sempre a danno del più debole: si chiama accordo tra agiati.
In realtà le letture sono multiple, possiamo considerare le tre figure come padre, madre e figlio, come padre e due figli, come tre fratelli, come tre amici, come tre condomini, come tre sconosciuti.
Come potete immaginare, la mutazione delle tipologie in gioco, genera altre implicazioni: responsabilità del padre verso la propria famiglia, verso i propri figli, tra figli, tra amici, tra condomini, tra sconosciuti.
Per semplicità e per lasciar fuori le implicazioni emotive, prenderemo in esame soltanto quest'ultima possibilità, ovvero quella tra sconosciuti, ma accomunati soltanto dal fatto di far parte di medesima comunità.
L'analisi tra elementi di diverse comunità, infatti, reintrodurrebbe implicazioni emotive che potrebbero portarci fuori strada, vedremo più avanti.
Diamo per scontata la suddivisione in tre parti, cosa che aiuta ad elaborare una ipotesi probabile con più semplicità, condizione indispensabile per giungere ad una tesi credibile e dimostrabile.
Innanzitutto abbiamo la "statura di ceto" (A, B, C) che, in assenza di infrastrutture di compensazione (1, 2, 3), genera il divario da colmare.
Le infrastrutture 1, 2 e 3 dovranno essere posizionate correttamente per compensare il divario.
Per evitare di infilarci in un discorso che potrebbe di nuovo portarci fuori strada – cioè chi le gestisca e perchè le gestisca in un modo più che in un altro – per il momento ci affidiamo allo spontaneismo etico, una "forza utopistica" che dovrebbe gestire i bisogni in maniera che chi più ha, meno riceva, poiché non ne ha bisogno.
Diamola per scontata, anche se sappiamo che non è così.
A questo punto riguardiamo attentamente le tre figure iniziali: notiamo un fenomeno particolare, ovvero, chi è nel mezzo ottiene sempre quel che vuole, cioè, a prescindere da ciò che abbiano i più agiati o i meno agiati, in altre parole, la cosiddetta media borghesia può accontentarsi del livello al quale arriva, poichè esso è sufficiente per guardare oltre lo steccato, anche se con visuale non ottimale.

Ciò che è stato proposto dal Movimento 5 Stelle a proposito dei campi rom (con rappezzamenti populisti dell'ultim'ora), ha invece toccato la media borghesia, prospettando di privarla di quei benefit ai quali era abituata.
(Vedi figura qui a fianco)

Come se non bastasse, ha introdotto la variabile emotiva predetta sopra, generata dal fatto di mettere nel medesimo "contenitore" persone appartenenti a diverse comunità e diverse etnìe.
Quel che ne deriva è un mostro acefalo che non è, come stato detto, "né di destra, né di sinistra", ma contiene entrambe le ideologie: quella del "populismo razzista" alla Salvini e quella della carità "pelosa" tanto cara al "buonismo di sinistra".
Questo non è andare oltre, questo è rimischiare le carte per cercare di non scontentare nessuno.
Andreotti lo sapeva fare – o forse evitava a monte situazioni del genere – Casaleggio forse, Grillo no.

2 commenti:

Carlo Gambescia ha detto...

Complimenti. Ottimo articolo: puro "metodo Pompei". Un grande abbraccio! :-)

Carlo Pompei ha detto...

grazie Carlo