domenica 8 gennaio 2017

Libertà di espressione e bufale

Italia, 2017.

77° posto per libertà di stampa;
50% di analfabetismo funzionale (alcuni dicono 70%).

Ovvero una situazione nella quale è inutile scrivere,
perchè chi ti legge:

- o non capisce;
- o capisce quello che gli sembra di aver capito;
- o capisce quello che gli fa comodo capire.
- o "capisce" più di te.

E replica di conseguenza, cioè a casaccio (eufemismo).

In questo desolante quadro culturale, vi è chi sostiene la "democrazia della rete", dove ognuno può dire la propria senza un vincolo deontologico, senza una preparazione professionale, senza ritegno e senza vergogna per l'ignoranza dimostrata su varie tematiche.

Sul fronte opposto, quello dei giornalisti "accreditati", non va meglio. 
Redattori con contratti al minimo e collaboratori pagati meno dell'inserviente delle pulizie (con tutto il rispetto per chi mantiene pulite le redazioni), non consente atti di coraggio che sconfinano nell'eroismo, un giornalista non può scrivere contro il proprio giornale.
Discorso diverso per gli editorialisti di grido, che evidentemente possono permettersi di ammortizzare querele milionarie.
Perdere il lavoro oggi non è come era perderlo 30 anni fa ed oltre.
Il rimboccarsi le maniche, oggi, non consiste soltanto nel faticare, ma anche inventarsi una fatica.
Per chi lo ha sempre fatto è comunque difficile, per tutti gli altri è impossibile.
Stando così le cose, c'è anche chi auspica la chiusura definitiva dei giornali, magari quelli più piccoli, magari quelli che dicono la verità.
Auguri, ne avete bisogno.

PS: a proposito di "fake" e bufale, vi è mai capitato di parlare con 5 persone che in realtà è la stessa persona con 5 tablet a disposizione? 
Democrazia o dittatura digitale?


3 commenti:

Carlo Gambescia ha detto...

Ottimo. Il problema è che molti credono nella libertà di stampa perfetta (il che spiega certe classifiche... che ricordano quelle del principe azzurro e della principessa dei sogni). Molti altri poi confondono la libertà di opinione con l'effetto di ricaduta, legato, si ritiene, ai contenuti di attendibilità, delle opinioni stesse: in realtà,la verità cognitiva di un'opinione e la sua influenza sociale, seguono strade diverse. Una tesi può essere vera, ma sgradita al singolo. Oppure socialmente disfunzionale (sgradita al gruppo). Le persone, purtroppo, tendono a credere piuttosto che a capire... E quanto più un'opinione di collettivizza tanto più diviene superficiale (fermo restando, l'altro eccesso, quello del rischio-setta). Insomma, non c'è nulla da fare... Se un' opinione, anche la più affidabile, non collima con le "mie" idee, tanto peggio per l'opinione stessa... E giù un colpo di clava... Così si (s)ragiona. Da sempre. Il giornale tradizionale, poneva dei paletti, i Social non possono (altrimenti non potrebbero essere più tali). In sintesi, andiamo sulla Luna, ma armati di clava. Tutto sommato, quell'informarsi largamente e scrivere e studiare tutti i giorni, che segna il nostro tempo, non è poi cosi male. Certo, si può migliorare. Ma, attenzione, a "quella" clava, che molti tengono sempre a portata di mano. Un abbraccio!

Carlo Pompei ha detto...

Già, l'equilibrio è sempre la cosa più difficile.

Grazie per la doverosa integrazione.

Carlo Gambescia ha detto...

Grazie a te, Carlo! Per tuoi stimolanti articoli!