lunedì 9 gennaio 2017

Redde rationem

 
Dal 1994 strutturo modelli di lavoro sostenibili in ambito editoriale, ma ho sempre cozzato contro la burocrazia parassita di un sistema nato per dissanguare, per poi dissanguarsi e morire, nonostante fossimo usciti da un periodo – la prima repubblica – che sembrava dovesse stabilire la linea di demarcazione tra malaffare ed onestà, una parola che esisteva prima dei grillini, ma che Grillo già urlava a Craxi.

Dal 1998 al 2011 ho progettato e realizzato tecnicamente un quotidiano nazionale che ha dato lavoro a centinaia di persone nel corso degli anni; molti di questi hanno conseguito un praticantato giornalistico che ha consentito loro di spiegare le ali verso carriere in altri ambiti giornalistici o editoriali.
Persone sicuramente di valore, ma alle quali, fino a quel momento, non era stato loro concesso da nessuno di mettere in mostra le proprie capacità e preparazione.

Ringrazio anche altre firme prestigiose, che non avevano certo bisogno di "trampolini di lancio", ma alle quali, comunque, è stato concesso uno spazio di assoluta libertà di espressione e di contraddittorio, proprio per giungere a quelle sintesi politico sociali tanto agognate.

Dei 13 anni di attività il giornale ha percepito rimborsi statali (nella misura del 50% dei bilanci presentati) per soli 7 anni, per una cifra COMPLESSIVA pari a 29 centesimi di euro di esborso procapite (4 centesimi/anno): è quello che si potrebbe definire un bilancio in attivo, ovvero sostenibile per una attività di informazione e commento non condizionata e inquinata da inserzionisti.

Questo periodo, comunque, passerà alla storia come il ventennio berlusconiano, ma del cavaliere decaduto (forse), porta soltanto la fama di un uomo, un affarista spregiudicato e plurigiudicato, che ha fatto ciò che quasi ogni italiano avrebbe fatto al suo posto, se solo ne avesse avuto medesime capacità ed opportunità.

È tuttora l'uomo più invidiato d'Italia, nonostante età avanzata e malori.
La smettano i duri e puri "onesti", la smettano i "compagni" con gli armadi pieni di scheletri.

Oggi mi ritrovo a subire i diktat di raccomandati viziatelli capitanati da un guitto livoroso (probabilmente voltagabbana e sostenitore di un nuovo, osceno, minculpop, data la sua ossessione contro i giornali) che accusano quelli come me di aver favorito il sistema precedente.

Sono trentenni, ex disoccupati senza arte né parte, che da un giorno all'altro si sono trovati a "guadagnare" (?!?) 5000 euro al mese (dieci milioni di lire, signori) come membri di un partito (usiamo il nome giusto) che con il 25% dei consensi non è riuscito ad evitare il massacro del popolo italiano, almeno di quello che pagava le tasse.

E la cosa più grave è che illudono soprattutto i loro coetanei fuori dalla giostra, che li vedono passare sorridenti giro dopo giro, dopo giro, dopo giro.

Come si dice in questi casi, "ai posteri…", ma sarebbe il caso di cominciare a pensare al qui ed ora.

2 commenti:

Carlo Gambescia ha detto...

Ottimo. Sottoscrivo. Aggiungo che sono onorato di aver collaborato a "Linea". E desidero precisare che non mi è stato mai chiesto di modificare o tagliare una sola virgola...
Un grazie a Carlo Pompei e Claudio Pescatore. Senza dimenticare l'esuberante Cosimo Schinaia.

Carlo Pompei ha detto...

Sono io ad essere onorato della tua amicizia, caro Carlo.

Grazie ancora per il tuo contributo volontario e non profit del 2011.

Senza di te e pochi altri non sarei riuscito a superare quel momento tragico.